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Esibizioni Martina contro Martina

Hingis e Navratilova in campo nell’esibizione di Adelaide dall’8 al 10 gennaio. Con loro Cash, Wilander e Noah. Navratilova in Australia anche per sostenere la legalizzazione dei matrimoni omosessuali. Alessandro Mastroluca

Martina Navratilova

Martina Navratilova

Martina contro Martina. Saranno Navratilova e Hingis le prime donne a partecipare al World Tennis Challenge, esibizione in programma a Adelaide dall’8 al 10 gennaio. Per il co-direttore del WTC, Mark Woodforde, è un gran colpo avere Navratilova in campo insieme a Cash, Wilander, Noah e Leconte.

“Navratilova e Hingis sono grandi stelle di questo sport e migliaia di tifosi accorreranno per dare loro il benvenuto in Australia” ha commentato il ministro del turismo Gail Gago. Il governo dello Stato ha esteso il contratto di sponsorizzazione del WTC per altri tre anni.

Il format è ancora da definire, ma Navratilova e Hingis giocheranno contro in singolare e insieme in doppio misto. “Non credo di poter battere Martina in singolare” ha detto Navratilova. “Ha vent’anni meno di me. Ma abbiamo giocato qualche volte, come a Liverpool sull’erba l’anno scorso. E mi sono molto divertita. È grandioso essere in campo con Martina”.

Navratilova ricorda ancora la sua prima volta a Adelaide. “Era il 1974, non ero mai stata in Australia” ha raccontato. “Cercavo di stare il più possibile lontano dalla Cecoslovacchia. Mi avevo detto che avrei dovuto giocare a Brisbane. Mi ricordo che atterrata a Sydney chiamai il mio coach Vic Edwards dall’aeroporto. ‘Ehi, sto venendo a Brisbane’ gli dissi. ‘E che ci vai a fare?’ mi rispose. ‘C’è un torneo lì’ dissi io. ‘No, è a Adelaide’. Perciò presi la mia borsa, cambiai il biglietto e dopo qualche ora atterrai a Adelaide. Volavo da 40 ore. Arrivai in albergo alle 5 di mattina e dormii fino alle 10 della mattina dopo”.

Non ricorda come andò quel torneo, che è stato l’inizio di un legame di successo con l’Australia, testimoniato dai tre titoli di singolare, gli otto in doppio e l’incredibile trionfo in doppio misto a 46 anni, nel 2003, agli Australian Open.

Ma Martina non parte per Adelaide solo per giocare a tennis. Vuole insistere perché siano legalizzati i matrimoni omosessuali. “Sono sempre stata coinvolta in questo dibattito: quando si decideranno?” ha commentato da Parigi dove Navratilova, lesbica dichiarata dal 1981, vive con la compagna, l’ex reginetta di bellezza russa Julia Lemigova, che ha due figli.

Proprio agli Australian Open lo scorso gennaio il tema è tornato d’attualità. Margaret Court, diventata pastora del Victory Life a Perth, ha definito questo tipo di unioni “pratiche sessuali abominevoli”. L’ex campionessa ha detto alla Reuters: “Le minoranze possono avere la loro visioni, ma quando un cristiano esprime le proprie viene criticato. La mia posizione è quella delle Scritture. La Bibbia sarà sempre la guida per la mia vita. E credo che l’unico matrimonio sia tra un uomo e una donna”.

Le polemiche contro la campionessa vincitrice di 62 titoli dello Slam sono arrivate al punto che una parte dell’opinione pubblica è arrivata a chiedere la ridenominazione della Margaret Court Arena, terzo campo del Melbourne Park. In suo sostegno è arrivata subito Billie Jean King, anche lei dichiaratamente omosessuale. “Sbarazzarsi di lei per questo? Perché si è in disaccordo con lei? State scherzando?” ha esclamato l’americana al quotidiano californiano, Desert Sun. “Solo perché non si è d’accordo con qualcuno? Per favore. Se lo merita. È una grande giocatrice. “Rispetto totalmente la sua opinione, ma non sono d’accordo con lei su tutta la linea. Abbiamo un problema globale con l’omofobia,” ha detto l’americana. “Si tratta di diritti civili. Si tratta d’uguaglianza, pari opportunità e diritti. Credo che, perché si tratti di sesso, la gente si diverta. Ma si tratta solo di parità di diritti. Questo è quanto.”

Intervistata da Ubaldo Scanagatta a Melbourne, Navratilova ha stigmatizzato il punto di vista di Court. “Certamente considero un onore aver potuto giocare sul Margaret Court, e lo sarà sempre. Certo penso che quel che dice Margaret su questi argomenti è superato, vede le cose da un solo punto di vista. Non si parla qui di diritti religiosi ma di diritti umani. La cosa che mi fa pensare semmai è un’altra. Gli oppositori dei matrimoni fra gay dicono che un figlio dovrebbe avere un padre e una madre. Nel caso di un matrimonio gay questo non accadrebbe…ma di ciò si dovrebbe parlare in altro contesto. Se ho visto Margaret Court? Sì, ma anni fa, ma lei parlava sempre di Adamo e Eva, non di… Adamo e Stefano. Me lo ha ripetuto quattro, cinque volte…non riuscivo a comunicare con lei…e lei con me…”.

Alessandro Mastroluca

Fonte: www.ubitennis.com

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