HomeRubricheFlavia Pennetta: seconda vita di una campionessa tra famiglia, tennis e ricordi

Flavia Pennetta: seconda vita di una campionessa tra famiglia, tennis e ricordi

di Saverio Albanese

Ci sono campioni che, una volta appesa la racchetta al chiodo, scelgono di allontanarsi definitivamente dal campo. E poi ci sono quelli che continuano a vivere il tennis, semplicemente da un’altra prospettiva. Flavia Pennetta appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Il tennis ha rappresentato per lei molto più di una professione. È stato il filo conduttore di una vita intera, una presenza costante che ancora oggi accompagna le sue giornate, anche se con ritmi e responsabilità completamente diversi rispetto al passato.

La racchetta non è più al centro della sua quotidianità, ma il campo, le partite, le emozioni e soprattutto il rapporto con le persone che hanno condiviso con lei quella lunga avventura continuano a far parte della sua vita.

Pennetta ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia del tennis italiano. Nel 2014 ha conquistato Indian Wells, diventando la prima tennista italiana a vincere uno dei tornei più prestigiosi del circuito. Un anno dopo è arrivato il trionfo che ha segnato per sempre la sua carriera: gli US Open del 2015, vinti a New York al termine di un percorso straordinario e culminato nella finale tutta italiana contro Roberta Vinci.

Quella partita è entrata nella storia dello sport italiano, ma anche per Flavia ha rappresentato qualcosa di molto più personale. Dopo aver conquistato il titolo, infatti, annunciò a sorpresa il ritiro dal tennis professionistico.

Una scelta arrivata al termine di una carriera che l’aveva portata fino al numero 6 del ranking mondiale, il miglior piazzamento raggiunto.

Da allora è cominciata una nuova vita.  Oggi Flavia Pennetta ha 45 anni, è mamma di tre figli, moglie di Fabio Fognini e continua a essere legata al tennis anche attraverso il suo ruolo di opinionista per Sky. È cambiato il modo di vivere lo sport, sono cambiate le priorità e sono cambiati i ritmi, ma non è cambiata la passione.

L’abbiamo incontrata in questo fine settimana a Milano, in occasione dell’inaugurazione di un nuovo punto Frankie’s, la catena di healthy fast food della quale Fabio Fognini è ambassador e uno dei soci fondatori.

Un appuntamento che ha riunito numerosi protagonisti dello sport, dello spettacolo e della televisione, tra cui lo stesso Fognini, Alessandro Matri con Federica Nargi, Barbara D’Urso, Loredana Lecciso, Gabriella Golia, Manuel Casella, Omer Elomari, Luca Marin e i ballerini di Ballando con le Stelle Giada Lini e Ciquito.

In mezzo a tanti volti noti, Flavia si racconta con la naturalezza di chi ha imparato a convivere con una vita completamente diversa da quella dell’atleta professionista. E proprio il benessere, oggi, sembra essere una delle parole chiave della sua quotidianità.

A 45 anni, infatti, la forma fisica continua a essere importante, ma non è più legata alla necessità di prepararsi per una partita o per un torneo. È diventata soprattutto una questione di equilibrio e di benessere personale.

«I segreti sono tanti, non li posso svelare tutti!», racconta sorridendo. Poi, però, rivela quella che considera la vera base per stare bene: «Sicuramente la base è un’alimentazione sana, healthy, che è importantissima, tanto sport, perché alimentazione, sport e sonno sono la base importante per stare bene a 45 anni».

Parole che raccontano bene anche il cambiamento avvenuto nella sua vita. Durante la carriera tutto era finalizzato alla prestazione: allenamento, alimentazione, riposo, preparazione mentale.

Oggi gli stessi elementi hanno un significato diverso. Non servono più soltanto a vincere una partita, ma a stare bene e ad affrontare una quotidianità nella quale il tempo per se stessa è diventato molto più difficile da trovare.

Perché, inevitabilmente, la domanda torna sempre lì: al tennis. «Allora, il tennis mi manca», ammette Flavia. E dietro queste poche parole c’è una nostalgia che riguarda soprattutto le persone e quella particolare dimensione che accompagna la vita di un atleta professionista. «Mi manca il mio team, mi manca il tempo che avevo per me stessa, che adesso, da mamma di tre bambini, è molto difficile trovare».

È forse proprio questo il cambiamento più grande. Non tanto aver smesso di giocare, quanto aver perso quella quotidianità fatta di allenamenti, viaggi, tornei e ore trascorse insieme al proprio gruppo di lavoro. Il team, per un tennista, è una seconda famiglia e il legame costruito negli anni non si interrompe semplicemente con il ritiro.

Oggi Flavia deve dividere il proprio tempo tra la famiglia, il lavoro, gli impegni legati al tennis e una vita completamente diversa da quella dell’atleta. E accanto a lei c’è Fabio Fognini, con il quale condivide non solo la vita privata, ma anche una conoscenza profonda e quotidiana del mondo del tennis.

«Soprattutto essendo moglie di Fabio Fognini è ancora più difficile trovare del tempo libero!», scherza. Ma subito dopo arriva la parte più seria del suo racconto: «Amo quello che faccio e continuo a essere sempre presente nel tennis, anche se in un altro ruolo, adesso da opinionista di Sky».

È proprio questo nuovo ruolo ad averle permesso di rimanere vicina a uno sport che continua a rappresentare una parte importante della sua identità. Guardare una partita oggi significa però farlo con occhi diversi. Non c’è più la tensione di chi deve scendere in campo, ma rimane quella capacità di leggere il gioco, di comprendere le dinamiche di una partita e di riconoscere emozioni e difficoltà che solo chi ha vissuto ad altissimo livello può conoscere fino in fondo.

Eppure, tra tutto ciò che le manca della sua precedente vita da professionista, c’è una cosa che sorprendentemente non rimpiange.
«La cosa che mi manca di più, forse, è proprio il mio team», ribadisce. La competizione, invece, è un capitolo diverso.
Se potesse tornare per un momento sul campo, magari per giocare un set senza il peso di un torneo e della classifica, avrebbe anche un’avversaria precisa in mente: Aryna Sabalenka. «Io vorrei giocare contro la Sabalenka», dice senza esitazioni.

Una sfida immaginaria, naturalmente, che racconta però quanto sia ancora vivo il suo interesse per il tennis contemporaneo. Pennetta continua a seguire le nuove generazioni e il circuito internazionale, osservandolo questa volta da una posizione privilegiata e allo stesso tempo completamente diversa.

Ma se c’è una cosa che davvero non le manca, quella è proprio la competizione.«No, no. L’unica cosa che realmente non mi manca è la competizione».

La spiegazione arriva subito ed è legata, ancora una volta, alla sua vita familiare e soprattutto a Fabio Fognini. «Probabilmente perché ho vissuto tanto con mio marito per dieci anni. Da quando ho smesso di giocare a tennis, sono rimasta sempre molto attiva da quel punto di vista, perché ogni volta che entrava lui in campo era come se giocassi io. Quindi l’ho sempre vissuta».

In queste parole c’è forse la sintesi più efficace del rapporto di Flavia con il tennis dopo il ritiro. Ha smesso di essere lei la protagonista sul campo, ma non ha mai smesso di vivere le emozioni delle partite. Attraverso Fabio, ha continuato a conoscere la tensione, le vittorie, le sconfitte, la pressione e tutto ciò che accompagna la vita di un giocatore professionista.

Il tennis, quindi, non è mai davvero uscito dalla sua quotidianità. Ha semplicemente cambiato forma.

Oggi, però, accanto al tennis c’è soprattutto la famiglia. Essere mamma di tre figli significa avere una vita scandita da esigenze completamente diverse da quelle di una giocatrice professionista. Il tempo, che durante la carriera era organizzato quasi interamente intorno agli allenamenti e alle competizioni, oggi deve essere diviso tra mille impegni.

E quando si parla di maternità, Flavia affronta l’argomento con la stessa ironia che la accompagna quando racconta il suo rapporto con il tennis.

Un eventuale voto come mamma, dice, sarebbe complicato da assegnare: «Questa cosa la dovremmo chiedere ai miei figli. Però, dai, un sette e mezzo».

Molto più semplice, invece, la valutazione quando si passa al ruolo di moglie.
«Dieci e lode!». Una battuta che strappa un sorriso e che restituisce l’immagine di una Flavia Pennetta lontana dalla rigidità e dalla pressione che per anni hanno accompagnato la sua carriera. Oggi può raccontare il passato con maggiore leggerezza, ricordare le vittorie, parlare del tennis e allo stesso tempo concentrarsi sulla sua nuova vita.

Una vita nella quale il successo non si misura più soltanto con una classifica mondiale o con un trofeo alzato al cielo.

Il ricordo degli US Open del 2015 rimane naturalmente indelebile. Quella notte newyorkese, il trionfo contro Roberta Vinci, l’annuncio del ritiro e la consapevolezza di aver chiuso il cerchio di una carriera straordinaria rappresentano uno dei momenti più significativi della sua storia sportiva.

Ma il capitolo successivo non è stato un addio al tennis. È stato un nuovo modo di viverlo.

Oggi Flavia osserva il circuito dalla televisione, commenta le partite, segue i protagonisti e riconosce nelle nuove generazioni quelle emozioni che per tanti anni ha vissuto in prima persona. E quando racconta ciò che le manca, non parla tanto dei trofei o della gloria, quanto delle persone, del gruppo, del tempo che aveva a disposizione per se stessa.

È questa, forse, la fotografia più autentica della sua nuova vita: una campionessa che non ha smesso di amare il tennis, ma che ha imparato a viverlo senza più dover dimostrare nulla.

La racchetta può essere rimasta in secondo piano. La passione, invece, è ancora lì…!

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